Stress cumulativo: quando non è un evento a stancarci, ma ciò che si accumula nel tempo

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Lo stress che non si ferma

Nel periodo tra Natale e Capodanno molte persone riescono a concedersi qualche giorno di ferie, come ho fatto io quest’anno.

È l’occasione per rallentare un po’, dormire qualche ora in più, focalizzarsi su qualche passione e riprendersi dal lavoro.

Eppure, a volte, anche queste pause non bastano a sentirsi veramente riposati.

Non è ansia acuta.

Non è panico.

Non è nemmeno “essere stressati” nel senso più usato del termine.

È come continuare a vivere una tensione di fondo, silenziosa, che rimane anche quando il ritmo si abbassa.

Questa esperienza può succedere anche in altri momenti dell’anno: durante le vacanze estive, durante qualche ponte lungo o dopo una pausa forzata.

Ci fermiamo dal lavoro.

Ma è come se dentro di noi qualcosa continuasse a restare acceso.

E spesso, appena terminiamo le ferie e riprendiamo la vita quotidiana, l’ansia riparte identica a quando ci eravamo fermati.

È proprio in questi periodi che diventa visibile ciò che durante l’anno resta nascosto: lo stress cumulativo.

Cos’è lo stress cumulativo?

Lo stress cumulativo non è legato a un singolo evento: una scadenza importante, un appuntamento difficile, un’attività critica, un imprevisto.

Nasce da ciò che si ripete e si prolunga, spesso sottotraccia.

È uno stress che nasce da ciò che il corpo e la mente non riescono a elaborare completamente.
È un allarme costante, l’effetto di una risposta allo stress che resta attiva per molto tempo, senza mai tornare a zero.

A tutti capita di dover reggere per mesi carichi importanti: un lavoro intenso, grosse responsabilità familiari, preoccupazioni economiche, problemi di salute, relazioni conflittuali.

E molti di noi non crollano.

Tengono.

Vanno avanti.

Magari non si dorme così bene, si rinuncia a qualche uscita, si prova a rallentare un po’.

Ma dentro rimane una sensazione di allerta perenne: il corpo manifesta dei disagi e senti che “non va tutto bene”.

Il problema, in questi casi, non è l’ultima difficoltà che hai dovuto gestire. È tutto ciò che è stato sostenuto prima, e che stai ancora sostenendo, senza averlo davvero “digerito”.

Cause ed effetti dello stress cumulativo

Dal punto di vista psicofisiologico, lo stress cumulativo è la conseguenza di stressor cronici che mantengono il sistema nervoso in uno stato di attivazione prolungata.

Il corpo impara a stare in modalità difensiva anche quando non ce n’è reale bisogno.

Col tempo, le risorse interne si assottigliano.

E allora iniziano a comparire segnali che spesso vengono sottovalutati: irritabilità, stanchezza che sembra cronica, difficoltà di concentrazione, tensioni muscolari persistenti, disturbi del sonno o dell’apparato digerente.

Emotivamente puoi sentirti sopraffatto, magari perdere il controllo per una cosa banale o avvertire una frustrazione di fondo senza capirne il motivo preciso.

Questo ha un impatto anche nella vita quotidiana: fai più fatica a gestire le attività di tutti i giorni, cerchi compensazioni rapide e tendi a isolarti un po’.

Non è un collasso vero e proprio.

È un consumo lento.

Le cause sono spesso molteplici e sovrapposte: richieste elevate al lavoro, eventi difficili non pienamente elaborati, relazionali conflittuali, ma anche piccole tensioni quotidiane e continue che non trovano mai uno sfogo: ritmi serrati, interruzioni continue, preoccupazioni ricorrenti e questioni lasciate in sospeso.

Il rischio dello stress cumulativo è proprio questo: non sembra urgente.

E proprio per questo può diventare pericoloso.

Se ignorato a lungo, può portare a burnout, a crolli improvvisi o a disturbi psicosomatici importanti.

Non è un singolo episodio a fare danno, ma il carico che si accumula nel tempo.

Il periodo tra Natale e Capodanno, come altri momenti di pausa durante l’anno, non serve solo a riposare. Può servire anche a interrompere l’accumulo di questo tipo di stress.

Perché se a gennaio ripartiamo con lo stesso assetto interiore, lo stress non riparte da zero: riparte esattamente da dove si era fermato.

Come scaricare lo stress cumulativo

C’è una pratica semplice che può aiutare proprio a sciogliere lo stress cumulativo.

Non serve a “rilassarsi”, ma a far emergere ciò che stiamo trattenendo da troppo tempo.

Prenditi cinque minuti, in silenzio.

Siediti o sdraiati e porta l’attenzione al corpo.

Chiediti lentamente:

“Dove sto sostenendo qualcosa senza accorgermene?”

Lascia che il corpo indichi un punto: stomaco, petto, gola, spalle.

Porta lì il respiro per alcuni cicli, senza cercare di cambiare nulla.

Poi, con la stessa calma, chiediti:

“Cosa sto sostenendo senza accorgermene? In quale ambito della mia vita questo peso si manifesta”.

Forse riguarda il lavoro: una pressione costante, una responsabilità eccessiva, una mancanza di riconoscimento.

Forse riguarda una relazione affettiva: una conflittualità non ancora affrontata, qualcosa che eviti di dire o di ascoltare.

Forse riguarda un episodio della vita: una decisione rimandata, un cambiamento temuto, una stanchezza che dura da mesi.

Non serve arrivare a una risposta chiara.

Basta riconoscere l’ambito in cui senti che l’energia è bloccata.

Lo stress cumulativo inizia a sciogliersi quando ciò che lavorava dentro e contro di noi, consumando energia, viene riconosciuto e nominato.

Questo primo spazio di consapevolezza porta già a un rilassamento del corpo e della mente.

È come accendere una piccola candela in una stanza fredda: la luce è minima, ma il calore comincia subito a farsi sentire, proprio nel punto in cui prima c’era rigidità.

Il benessere profondo non è eliminare lo stress dalla vita.

È imparare a non stratificarlo senza ascolto.

Il lavoro che porto avanti con Armonia sul Lavoro nasce da qui: aiutare le persone a riconoscere i segnali prima che diventino rumore, esaurimento o chiusura.

Queste riflessioni fanno parte del percorso che ho raccolto anche nel libro No Stress. Manuale di sopravvivenza sul lavoro.

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Ciao,

Alberto

Dott. Alberto Ruffinengo Counsellor Professionista Psicosintetico a indirizzo Aziendale
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