Delle volte mi capitava una cosa che all’inizio non capivo.
Un collega si rivolge a me in modo brusco, quasi aggressivo, senza un motivo apparente.
Allora lo guardo e gli chiedo: “Come mai mi stai facendo questa domanda in questo modo?”
Spesso la risposta è questa: “Scusami… è che ho chiesto la stessa cosa ad altre tre persone e continuano a rimbalzarmi. Nessuno mi risolve questo problema!”
E lì cambia tutto, perché capisco che quella reazione, in realtà, non era legata a me.
Era qualcosa che si portava dietro.
In questo articolo
- L’EFFETTO ZILLMANN: IL TRASFERIMENTO DELL’ATTIVAZIONE
- L’ESPERIMENTO SUL “TRASFERIMENTO DELL’ATTIVAZIONE”
- COSA SIGNIFICA NELLA VITA REALE?
- LA TECNICA: CHIUDERE PRIMA DI RIPARTIRE
L’EFFETTO ZILLMANN: IL TRASFERIMENTO DELL’ATTIVAZIONE
In psicologia sociale questo fenomeno ha un nome preciso: si chiama Effetto Zillmann, o Excitation Transfer Theory.
Il funzionamento è semplice, ma molto potente.
Ogni esperienza stressante attiva il nostro sistema nervoso. Il problema è che questa attivazione non si spegne subito ma rimane “in circolo”.
- Rimane nel corpo.
- Rimane nel tono.
- Rimane nel modo in cui rispondiamo.
E se non viene scaricata o riconosciuta… si trasferisce su quello che facciamo dopo.
L’ESPERIMENTO SUL “TRASFERIMENTO DELL’ATTIVAZIONE”
Zillmann lo dimostra con un esperimento molto interessante.
I partecipanti venivano esposti a stimoli fortemente attivanti:
- esercizio fisico intenso, oppure
- visione di film con contenuti emotivamente carichi con scene violente o erotiche
Situazioni diverse, ma con un punto in comune: alta attivazione.
Successivamente veniva lasciato passare un intervallo breve, non sufficiente a riportare il corpo in uno stato di calma.
Poi, i soggetti venivano coinvolti in un’attività apparentemente neutra, come valutare una persona o decidere una punizione.
Il risultato era molto chiaro.
Chi era ancora fisiologicamente attivato:
- reagiva in modo più aggressivo dopo contenuti violenti
- oppure mostrava maggiore attrazione dopo contenuti erotici
Non perché la situazione lo richiedesse.
Ma perché il corpo era ancora acceso.
COSA SIGNIFICA NELLA VITA REALE?
Questo succede continuamente, anche senza che ce ne accorgiamo.
Quante volte sul lavoro ci troviamo in una sequenza del genere?
- Riunione tesa…
- Poi un’altra call…
- Poi una mail urgente…
- Poi una richiesta improvvisa…
Il tutto senza nessuna pausa, senza decompressione.
E a quel punto basta poco: anche una richiesta normale ci fa reagire più del necessario.
Oppure succede a casa.
Arriviamo dopo una giornata pesante e riversiamo la tensione accumulata su chi non c’entra nulla.
E lì, se ci fermiamo un attimo, possiamo vedere una cosa semplice: non stiamo reagendo solo a quello che succede adesso, ma anche a quello che non abbiamo ancora “chiuso”.
“Le emozioni non spariscono. Cambiano bersaglio.”
LA TECNICA: CHIUDERE PRIMA DI RIPARTIRE
Da quando ho iniziato a riconoscere questo meccanismo, ho capito una cosa semplice.
Non serve gestire meglio le persone, ma serve chiudere meglio quello che abbiamo fatto prima.
Io uso una pratica molto semplice.
Quando passo da una situazione all’altra, mi fermo anche solo 30 secondi.
Respiro e sento se sono agitato.
Quando capita mi faccio una domanda:
“Questa tensione è di adesso… o viene da qualcosa che ho appena vissuto?”
Se arriva da prima, lo riconosco, ad esempio:
“Sono ancora nervoso per la riunione che è appena finita.”
A volte basta questo per lasciar andare la tensione.
Altre volte mi aiuto con una micro-pausa concreta: vado a prendere una bottiglietta d’acqua, passo in bagno, mi stacco anche solo per pochi secondi.
Respiro… e poi riparto.
Magari non ho smaltito tutta l’agitazione, ma già così cambia molto.
E quando sento che l’attivazione è molto alta, allora mi fermo di più. A volte chiamo un collega e vado a prendere un caffè, altre faccio un giro da solo.
Perché ho imparato una cosa:
meglio rallentare un minuto, che compromettere una relazione.
È una delle pratiche che utilizzo anche durante il lavoro e che racconto in No Stress: manuale di sopravvivenza sul lavoro. Nel libro la chiamo Micro-pause di armonia: piccoli spazi che servono proprio a questo, a staccare da quello che ci crea tensione.
Non per eliminare lo stress.
Ma per evitare che si sposti… nel momento sbagliato, e magari sulla persona sbagliata.
Perché quando non lo riconosciamo, lo stress fa due cose:
- crea conflitti inutili e…
- lascia strascichi dentro di noi.
Fermarsi prima è molto più semplice che sistemare dopo.
Se ti è capitato qualcosa di simile, sai di cosa sto parlando.
Ciao,
Alberto
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