Come dire di “No” al proprio capo? La via per mettere limiti sul lavoro.

dire di no al capo

Per molto tempo ho fatto fatica a dire di “No” al capo.

Dire di “No” a un superiore non è mai facile, anche se è sera e il capo ci sta chiedendo di fare un lavoro per la mattina seguente (e magari quella sera lì avevamo fissato una bella cena fuori con una persona che ci piace).

A me è capitato un venerdì sera, dopo una settimana di lavoro pesantuccia, stavo per rientrare a casa che avevo una serata organizzata con ragazza e amici ma, proprio mentre stavo uscendo, sono stato richiamato in ufficio per finire una attività con altri colleghi. Sono dovuto rientrare, mi sono rimesso a lavorare e alla fine sono arrivato a casa all’una di notte: serata cancellata e malumori da gestire tra ragazza e amici.

Certo, non tutti hanno problemi a dire di no al proprio capo, alcuni riescono a sottrarsi alle richieste degli altri senza farsi troppi pensieri. Sembra che quello che pensano gli altri non li riguardi.

Io sicuramente non sono mai stato uno di quelli.

Ho sempre fatto fatica a direi di no, ma con l’età – e un po’ di lavoro su me stesso – alla fine ho imparato a farlo quando è necessario.

Cosa ci blocca dal dire “No”!

Il problema è che quando un capo ci fa una richiesta è difficile dire di no perché si attiva in noi un’emozione molto semplice: la paura.

“Quale paura?”

Semplice: quella di essere giudicati poco disponibili, poco collaborativi, non adatti al lavoro che si deve svolgere, e la paura delle conseguenze che questo potrebbe portare nella nostra carriera lavorativa.

L’emozione della paura è radicata in noi perché è legata all’istinto di sopravvivenza. La paura ci prepara ad affrontare pericoli che potrebbero manifestarsi.

Se diciamo di no ad una richiesta di un superiore potremmo aver paura di (in scala di gravità):

  1. essere giudicati male/ ricevere una valutazione negativa
  2. perdere promozioni di carriera o premi economici
  3. subire un demansionamento
  4. perdere il posto di lavoro/ essere licenziati
  5. venire picchiati e umiliati davanti a tutti… no vabbè, questo magari è un po’ esagerato 🙂

Quante volte nei film polizieschi abbiamo visto la scena in cui il detective che non faceva quello che diceva il capo era minacciato con frasi tipo: “Se non fai quello che ti dico ti mando a dirigere il traffico!!!”.

Quindi, se già delle volte facciamo fatica a dire di no ad un amico che ci chiede di uscire quando non ne abbiamo voglia, figurarsi quando c’è anche una ‘gerarchia’ di potere in mezzo!

Rischi nel non saper dire di “No”

Eppure anche in questi casi può essere una questione di sopravvivenza imparare a dire di no. Mostrarci accondiscendenti quando le richieste degli altri vanno in conflitto con i nostri bisogni aumenta lo stress in noi. Se ad esempio è sera o tardo pomeriggio, abbiamo lavorato tanto e siamo stanchi, continuare a lavorare sotto pressione può essere controproducente. Lo stress è un accumulo di energia che rivolgiamo verso l’esterno o verso l’interno.

Stress diretto verso l’esterno.

Se lo rivolgiamo questa energia verso l’esterno potremo fare una scenata al capo, rispondere male e compromettere la nostra posizione lavorativa. Fra l’altro, quando sarà passato lo sfogo, potremo sentirci in colpa, e tornare dal capo con “le orecchie basse” e predisporci per farci invadere nuovamente. Oppure può capitarci di arrabbiarci a casa con i nostri familiari, o in macchina con gli altri automobilisti, in coda nei negozi, o in altre relazioni in presenza anche di piccole conflittualità.

Stress diretto verso l’interno.

Se rivolgiamo questa energia verso l’interno possono succedere le seguenti cose:

  1. ammalarci: se siamo stressati il nostro organismo è più debole, il nostro sistema immunitario è meno forte ed è facile prendere malattie o stare male. Emicrania, mal di testa, tensioni muscolari alle spalle o al collo, affanno, tosse nervosa, disturbi asmatici, mal di stomaco o anche reazioni che possono verificarsi dopo un po’ di tempo come raffreddore, infezioni o influenze possono essere date o favorite dallo stress;
  2. fare errori di distrazione: quando siamo stanchi facciamo fatica a concentrarci e potremo commettere più facilmente errori di distrazione che normalmente non faremmo;
  3. perdere lucidità nel risolvere eventuali problemi/ criticità: se abbiamo esaurito le energie, facciamo fatica ad usare il pensiero laterale, la creatività e l’intuito per risolvere i problemi che emergono sul lavoro.

Questi effetti, oltre a danneggiare noi stessi, compromettono anche il lavoro che stiamo facendo e si ripercuotono anche sui nostri capi.

Consegnare un lavoro di bassa qualità non è mai opportuno!

Per questo, se ci prendiamo cura di noi e impariamo a dire di no quando siamo stanchi, tuteliamo noi stessi ed anche i nostri superiori, anche se in quel momento possono intendere un rifiuto come una mancanza da parte nostra.

Ma come fare a dire di “No”?

Comprensione della situazione e una comunicazione efficace sono le soluzioni per tutelare noi stessi e mettere dei paletti quando è opportuno.

Comprensione della situazione:
  1. Stima il lavoro da fare: ragiona velocemente su quanto tempo ti serviràper chiudere l’attività che ti è richiesta “urgentemente”.
  2. Guarda l’orologio: che ora è? Considerando il tempo che ci vuole per fare il lavoro, che ora sarà quando avrai finito? Sarà tardi? Va in conflitto con altri appuntamenti che hai già fissato?
  3. Senti quanta energia hai a disposizione: che livello di concentrazione richiede questa attività: alto o basso? Hai l’energia sufficiente per concentrarci in questo momento e per tutta la durata che richiede l’attività?
  4. Scadenza: entro quando deve essere fatta l’attività? E’ chiara la scadenza? Chiediamo pure al nostro capo entro quando si aspetta che l’attività sia fatta.

Dopo essersi fatti un’idea del contesto, dobbiamo comunicare chiaramente le nostre intenzioni, che considerano i nostri bisogni e interessi.

Comunicazione efficace
  1. Deleghiamo la scelta delle priorità: ad esempio possiamo dire al capo: “Che priorità ha questa attività? Considerando che mi ci vorranno due ore per fare questo lavoro, se interrompo le altre cose che sto facendo riesco a farla nei tempi che mi chiedi, vuoi che interrompa gli altri lavori e li faccia in un secondo momento?”.
    Lasciamo decidere al capo se è più urgente la nuova attività che ci sta dando o le altre che stavamo già seguendo.
  2. Argomentiamo il nostro “No “con sincerità. Nel caso in cui non possiamo proprio svolgere il lavoro richiesto in quel momento, facciamolo presente con sincerità e fermezza. Spieghiamo quali sono i motivi del nostro “No”, ad esempio la stanchezza o l’improrogabilità di altri impegni extra-lavorativi già presi.
  3. Mostriamo disponibilità anche quando diciamo “No”.
    Possiamo ad esempio dare la nostra disponibilità ad effettuare quel lavoro in un altro momento.
    Ad esempio potremmo dire: “Guarda, capisco l’urgenza del lavoro. Da una prima stima per chiudere questa attività ho bisogno di un paio d’ore ma purtroppo ora sono troppo stanco per farlo. Se mi costringessi a farlo rischierei di fare anche degli errori perché faccio fatica a concentrarmi e non vorrei consegnarti un lavoro impreciso. Se ritieni, posso però posso svolgere questo lavoro domattina come prima cosa della giornata e sono sicuro che, essendo più fresco, la qualità del mio lavoro sarà più elevata e forse riuscirò a svolgerla anche in meno tempo!”.
  4. Attenzione alla comunicazione “non verbale”!
    Quando comunichiamo non c’è solo il verbale (quello che diciamo), anche il nostro corpo comunica. Per cui se non stiamo attenti al corpo potremmo inconsciamente adottare atteggiamenti che vanno nella direzione opposta al “No” che stiamo dicendo. Se ad esempio diciamo di “no” col sorriso sulla bocca, o stando seduti sulla nostra sedia con una postura aperta e rilassata, il capo intuirà che non siamo così convinti del nostro “no”. Braccia conserte, postura in piedi, volto serio potranno dare maggior enfasi al nostro “stop”.

I vantaggi nel saper dire di No.

Quando diciamo “No” è fondamentale essere estremamente sinceri, con noi stessi e con il nostro superiore. Saper dire di “no”, anche se in un primo momento può indispettire il nostro responsabile, alla lunga viene riconosciuto e apprezzato.

Per un capo non c’è niente di peggio di un collaboratore che dice sempre di sì poi cova rancore nei suoi confronti. Questo atteggiamento può portare anche alla consegna di lavori che contengono errori e imprecisioni dati dall’averlo svolto controvoglia, in velocità o quando la concentrazione non poteva essere quella necessaria.

Esprimere quindi in modo chiaro i nostri vissuti e conflitti ci preserva da esprimerli in modo inconscio con effetti negativi per noi e per gli altri.

Chi rispetta sé stesso rispetta anche gli altri.

Se vuoi approfondire l’argomento sul mettere i limiti e saper dire di “No”, ti consiglio la lettura del libro di Rolf Sellin: “Le persone sensibili sanno dire di no”.

Un ‘no’ detto con la più grande convinzione è migliore e ha più valore di un ‘sì’ pronunciato solamente per compiacere, o, cosa peggiore, per evitare dei problemi.

Mahatma Gandhi
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