Farsi rispettare al lavoro.

Io parlo a tutti nello stesso modo, sia esso lo spazzino o il rettore dell’università.

Albert Einstein

Sul lavoro una delle prime lezioni da apprendere è quella di farsi rispettare.

Purtroppo accade spesso che i luoghi di lavoro si trasformino in arene molto competitive.

Alcune persone cercano di prevaricare sugli altri, siano essi colleghi diretti o di altre strutture.

Ci sono diversi modi in cui le persone provano a prevaricare gli altri, vediamo alcuni esempi.

  1. Sminuire gli altri giocando sulle COMPETENZE: io, a causa della mia specializzazione, so delle cose che tu non puoi sapere, e, anziché condividere le informazioni uso le mie “maggiori competenze” in uno specifico ambito per mostrare che tu non “ne sai abbastanza…” che sostanzialmente sei inadeguato.
  2. Sminuire gli altri giocando su ASPETTI CARATTERIALI: io ho un carattere estroverso, forte o particolarmente simpatico mentre tu sei timido. Utilizzo questa mia predisposizione caratteriale per metterti in ridicolo di fronte agli altri o per metterti in imbarazzo in modo da farti apparire meno capace di me.
  3. Sminuire gli altri in base al RUOLO: io ho un ruolo gerarchicamente o funzionalmente “superiore” al tuo e ne approfitto per avere la meglio in un confronto o in una discussione facendo forza proprio sul mio ruolo “rilevante” e facendo pesare la gerarchia.

Sono tutte e tre approcci utilizzati da persone insicure (o poco oneste) utili per prevaricare sugli altri, imporre il proprio punto di vista – indipendentemente dal fatto che sia più giusto di quello espresso dall’altro – e guadagnare potere.

Spesso questi approcci sono supportati anche da un certo grado di maleducazione, ossia le persone che pensano di essere un gradino sopra gli altri possono utilizzare frasi come: “Non hai capito come funziona… Continui a sbagliare… Non sei capace… Non sai le cose, …”.

Bene, quando sentiamo frasi di questo tipo dobbiamo subito metterci all’erta: “Attenzione Tentativo di Prevaricazione in Corso!”.

Noi non dobbiamo permettere a nessuno di prevaricarci, neanche nel caso avessimo commesso un errore.

Se abbiamo fatto un errore, va bene, un errore è un errore, può capitare.

In questo caso è bene riconoscere l’errore il prima possibile e fare il possibile per correggerlo.

Ma aver commesso un errore non dà diritto alle altre persone che lavorano con noi di mancarci di rispetto o maltrattarci.

Figuriamoci quando non abbiamo neanche commesso un errore e ci stiamo semplicemente confrontando!

Se qualcuno manca di rispetto a un altro durante un confronto o uno scambio di punti di vista è perché ha bisogno di affermare sé stesso.

Quindi come noi trattiamo gli altri con rispetto, dobbiamo pretendere dagli altri lo stesso trattamento.

Rispettare gli altri non vuol dire che quella persona ci piace: è solo un impegno a mente aperta e a imparare da quella persona

Manitonquat

“Ok, ma quindi cosa devo fare per farmi rispettare al lavoro?”

Se qualcuno non ci rispetta possiamo agire seguendo 5 semplici passi:

  1. Riconosciamo internamente il comportamento sbagliato dell’altro: le sue frasi, i suoi atteggiamenti, o il tono della voce che ci manca di rispetto
  2. Facciamo un respiro profondo e affermiamo dentro di noi il nostro valore
  3. Prendiamo la parola e puntualizziamo subito: distinguiamo chiaramente i temi lavorativi dai temi personali, mettiamo le cose nel giusto ordine
  4. Se il caso, mettiamo uno stop alla comunicazione, al confronto o alla riunione
  5. Se la situazione si ripete, ammoniamo l’interlocutore e chiariamo che non siamo disposti a confrontarci su un piano che non rispetta i principi base dell’educazione.

Ad esempio a me è successo che una persona durante una riunione a cui abbiamo presentato un progetto ha detto “Ma questo è sbagliato, ma come si fa a scrivere una cosa così…” con fare impertinente.

Siccome era una riunione con più interlocutori di diverse strutture, ho preso subito la parola ed ho chiarito: “Innanzi tutto siamo qui per un confronto. Quello che trovate scritto è una proposta che risponde ad una prima analisi ed a specifici requisiti di Business. Se vogliamo modificarlo siamo qui apposta, e personalmente non vedo motivi contrari a cambiarlo come suggerite voi, ma le cose sono scritte così perché è una prima versione del progetto”.

Con questo mio atteggiamento ho colto il punto di vista di chi formulava una obiezione mostrando rispetto per la sua obiezione, ma ho chiarito che non accetto atteggiamenti impertinenti e poco rispettosi del lavoro degli altri, e men che meno il ruolo superiore – inferiore con cui si stava ponendo l’interlocutore. Chi dice che l’altro sbaglia tende sempre a mettersi un gradino sopra agli altri e dalla parte del giusto.

Oltre allo “stop”, ho mostrato apertura ai suggerimenti che ci avevano fatto, comprendendo che al netto dell’atteggiamento, l’indicazione poteva avere senso. 

Ho sottolineato anche che lo scopo della riunione era proprio rivedere, ove opportuno, quanto stabilito, ma che il lavoro fatto andava rispettato.

Il presupposto di base per farsi rispettare è rispettare noi per primi noi stessi.

Puoi provare a domandarti:

  • “Mi rispetto veramente nel profondo?”.
  • “Se non lo faccio, perché?”.

Noi siamo esseri unici qui sulla terra, ed essendo un riflesso della creazione, abbiamo uno scopo importante sulla terra, ciascuno di noi.

Rispettare sé stesso vuol dire prendere consapevolezza dei nostri valori, della nostra unicità e di tutto quello che possiamo portare nei posti dove siamo, e quindi anche sul posto di lavoro.

Poi significa dare attenzione a noi stessi, al nostro corpo, alla nostra salute, a quel che mangiamo, all’attività fisica e al riposo.

Attenzione alla mente e all‘espressione delle sue capacità.

Attenzione alle emozioni, essere consapevoli delle emozioni che proviamo e non aver paura delle emozioni sgradevoli ma non rimanere aggrappati a queste e non trattenerle, imparare a lasciarle andare.

Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso. Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso tu obblighi gli altri a rispettarti.

Fëdor Dostoevskij

Quindi, affermato a noi stessi il nostro valore, possiamo fare i seguenti passi:

In questo modo guadagniamo potere e autorevolezza.

Questa pratica è molto utile anche per aumentare la nostra autostima innescando un circolo virtuoso: rispetto me stesso, mi faccio rispettare dagli altri, gli altri mi rispettano, mi sento più autorevole e in grado di meritare rispetto: “autostima chiama autostima”!

La vita di ogni essere vivente è sacra e bisogna averne il massimo rispetto.

Albert Schweitzer
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