IL MIO CAPO NON RICONOSCE IL MIO VALORE!

Quante volte ci ritroviamo in questa situazione:

  1. lavoriamo con impegno,
  2. ci applichiamo con dedizione nelle nostre attività,
  3. siamo bravi,
  4. i clienti o le altre persone con cui lavoriamo ce lo riconoscono…

…ma il nostro capo no!

Mai una parola di apprezzamento, un complimento, come ad esempio:

  • “Bravo, ho visto che stai gestendo bene il tuo lavoro, continua così!”.
  • “Bene, i clienti sono soddisfatti…”.
  • “Grazie, il tuo lavoro sta contribuendo al buon andamento del nostro ufficio o della nostra azienda… lo apprezzo molto!”.
  • “Bravo, mi è piaciuto come hai gestito quella situazione complessa”
  • Si vede che sei una persona che si impegna e riesce a trovare le soluzioni giuste per arrivare al risultato!”.

Delle volte a molti di noi basterebbe solo un po’ di riconoscimento.

Basterebbe qualche frase di apprezzamento, di riconoscimento, di ringraziamento.

MANCANZA DI RICONOSCIMENTO SUL LAVORO

Potrebbero esserci milioni di frasi di riconoscimento che il nostro capo potrebbe dirci, invece queste non arrivano mai.

Sul lavoro non sempre abbiamo bisogno di promozioni, aumenti di stipendio o chissà che gratificazioni economiche. Certo, se queste arrivassero sarebbero benvenute visto che spesso ce le meriteremmo!

Ci farebbe bene invece un riconoscimento sincero per il lavoro svolto.

Spesso i capi che non ci riconoscono sono anche quelli che noi per primi stimiamo meno. I capi che non riconoscono spesso sono anche ritenuti poco competenti.

Così mi ha detto Giulia: “Sai Alberto, il mio capo non riconosce le mie capacità, che pure sono apprezzate dagli altri… Ma se ti devo dire la verità, io ho una bassa stima di lui e non lo ritengo competente…”.

Ti è mai capitato di vivere una situazione così?

Allora che fare?

SOLUZIONI DA NON UTILIZZARE!

La prima regola che dobbiamo tenere a mente è:

NON è possibile MODIFICARE il tuo CAPO!

Proprio come il partner nelle relazioni amorose… puoi sostituire il partner, ma non puoi cambiare il suo carattere!

Sotto sotto desideriamo che il capo cambi da solo. Un giorno, come per magia, il capo si sveglia illuminato e “sim sala bim” comincia a darci le gratificazioni che vorremmo.

Questo però non accade mai ed è anche inutile sperarci!

Quindi?!?

Soluzione 1: smettere di impegnarci.

Di fronte a un capo che non ci riconosce la prima tentazione che ci viene è quella di smettere di impegnarci. Potremmo pensare: “Cosa lavoro duramente a fare, tanto il mio capo non riconosce la qualità del mio lavoro, tanto vale che lavoro meno e peggio…”

Se ci comportiamo così però rischiamo di innescare un circolo vizioso:

  1. Il capo non riconosce la qualità del nostro lavoro
  2. Noi ci indispettiamo e ci applichiamo meno sul lavoro
  3. Il lavoro perde qualità
  4. Le persone si lamentano del nostro lavoro
  5. il capo dice: “Vedi, lo dicevo che non sapevi fare bene il tuo lavoro…”

Tipica soluzione di “profezia che si autoavvera!” (a nostro svantaggio…).

Ok, la soluzione di diminuire l’impegno non funziona…

Soluzione 2: cambio capo (o il lavoro)!

Un’altra idea è quella di cambiare lavoro (o capo).

Chi non l’ha pensato? Certo, un altro responsabile, magari ci riconoscerebbe di più. Giulia dice che i capi delle altre strutture riconoscono il suo lavoro e la chiamano ogni volta che hanno un problema.

In alcuni casi può essere risolutivo. Ma anche questa soluzione presenta varie difficoltà. In primo luogo non è sempre facile cambiare il proprio capo.

Per non parlare di cambiare lavoro. Per farlo spesso è necessario affrontare lunghi percorsi e pure in questo caso l’esito non è scontato.

Nei fortunati casi in cui ci si riesce, peraltro, il risultato non è garantito. Alcune volte può andarci bene. Spesso succede che dopo un periodo iniziale in cui tutto va bene, ci ritroviamo esattamente nella stessa situazione di prima.

“Quindi Albè, non c’è soluzione?!?”

LA TECNICA: “DAI AGLI ALTRI QUELLO CHE VORRESTI RICEVERE”.

In realtà una via d’uscita c’è: DAI AGLI ALTRI QUELLO CHE VORRESTI RICEVERE.

Questa non è una formula magica. Non è neppure semplice metterla in pratica a dirla tutta. E’ però una regola che potremmo definire ‘spirituale’, karmica o semplicemente una legge fisica di causa-effetto.

Se vogliamo ricevere più amore dobbiamo dare più amore.

Se vogliamo la gioia, possiamo cominciare a sorridere anche in modo forzato: dopo un po’ questo sorriso forzato ci metterà di buon umore. Questo accade grazie a due meccanismi. Facciamo l’esempio di questa tecnica prendendo l’amore:

  1. Dando amore in qualche  modo entriamo in contatto con l’amore e questo ci nutre facendoci stare meglio (causa primaria e principale)
  2. Poi dando amore al prossimo (in modo genuino) l’altra persona lo sente e, tendenzialmente, gli verrà naturale ricambiare e così riceveremo più amore (circolarità positiva).

Nel caso del “riconoscimento” quello che possiamo fare è trovare dei punti positivi del nostro responsabile. Già trovare degli aspetti positivi è un modo per ‘riconoscere’ dei talenti del proprio responsabile. Quando lo avremo fatto in modo naturale ci porremo in diversamente nei suoi confronti. E ricorda: riconoscendo i talenti degli altri, gli altri saranno naturalmente portati a riconoscere i nostri!

Quando apprezziamo gli altri in modo autentico poi anche gli altri ci apprezzano.

Un’altra pratica è quella dei ringraziamenti (vedi post COME MIGLIORARE LE RELAZIONI E L’AUTOSTIMA CON LE “CAREZZE” – clicca qui).

Quando il capo fa qualcosa per noi impariamo a ringraziare. Può essere che faccia una cosa che gli abbiamo chiesto, o qualcosa di sua spontanea volontà che contribuisce al raggiungimento di un risultato sul lavoro. Quando succede non perdiamo occasione per ringraziarlo per quello che ha fatto in modo sincero. Lo so, non è facile ringraziare qualcuno da cui non otteniamo quello che vorremmo.

Ma dobbiamo cominciare noi se vogliamo ottenere cambiamenti.

Ringraziare gli altri è un modo per riconoscere quello che hanno fatto. Spesso quando si ringrazia in modo sincero, quando si fa un complimento, i primi a stare meglio siamo noi. Come quando facciamo un regalo a qualcun’altro.

Non abbiamo bisogno di avere qualcosa in cambio.

Fare ‘una buona azione’ ci fa sentire meglio.

E questo spesso porta a un circolo virtuoso: le persone che si sentono gratificate sono portate a gratificare gli altri. Ma anche se questo non accade noi avremo già raggiunto il risultato di stare meglio.

Certo, se apprezziamo, ringraziamo o facciamo complimenti sinceri al capo (se vuoi approfondire leggi il post: COME SI FA UN APPREZZAMENTO SINCERO? I 3 ingredienti che non devono mancare – clicca qui) e un minuto dopo (o u minuto prima) discutiamo con lui per altri motivi, non costruiamo un clima armonioso. Per questo dobbiamo lavorare anche sulla pazienza, autocontrollo e gestione delle emozioni nei momenti difficili della nostra relazione col capo.

Se vuoi approfondire il tema della gestione della rabbia sul lavoro leggi il post COME ESPRIMERE LA PROPRIA RABBIA SUL LAVORO? – clicca qui.

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1 Comment

  1. Bene! Condivido tutto il contenuto. Aggiungo alcune considerazioni.

    1. Le parole hanno il potere di creare legami oppure divisioni. Utilizziamole opportunamente e miglioreremo le relazioni.
    2. Se il capo – o anche un collega – è poco competente si trova in una situazione di fragilità che probabilmente lui stesso percepisce. La fragilità va trattata con cautela. Bisogna quindi essere di sostegno e di appoggio, con naturalezza, possibilmente senza che l’altro se ne renda conto.
    3. Se non vengo apprezzato da una persona, posso trovare molti altri ambiti di dialogo e relazione con lei in cui possiamo condividere idee e progetti. Il dialogo e la condivisione accrescono la conoscenza e la fiducia reciproche.
    4. Il valore del nostro lavoro risiede nella sua qualità e nelle buone intenzioni con cui lo svolgiamo. Tuttavia non è scontato né immediato vivere secondo questo principio. E’ bene considerare la valutazione che gli altri esprimono sul nostro operato, tuttavia se questa influisce eccessivamente sul nostro modo di lavorare e sulla nostra autostima, probabilmente ne siamo diventati dipendenti. In questo caso è opportuno lavorare su noi stessi, per raggiungere una maggiore libertà interiore.

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