Migliorare le relazioni al lavoro? “Non Criticate, Non Condannate, Non Recriminate”

Tutti vorremmo avere delle buone (se non ottime) relazioni sul lavoro, con capi, colleghi, collaboratori o clienti.

“Certo Alberto, ma come si fa?”

Nella vita si impara velocemente che non c’è una formuletta universale ‘chiavi in mano’, ma sicuramente ci sono dei piccoli suggerimenti che ci possono aiutare.

E’ proprio in questo contesto che mi ritrovo molto in alcune pratiche che ci ha suggerito Dale Carnegie già molto tempo fa, che possono essere praticate da tutti nella loro vita lavorativa e che possono rivelarsi utilissime a tutti, qualsiasi sia il proprio ambito di lavoro.

(Piccola parentesi: “Scusa Albe, ma chi è questo Dale Carnegie?”. Bè, per chi non lo conoscesse, è stato uno scrittore, conferenziere, creatore di famosi corsi di auto-miglioramento, formazione aziendale e gestione delle relazioni interpersonali. Il libro da cui sono tratte queste pratiche, “How to Win Friends and Influence People”, ha venduto più di 15 milioni di copie ed è nella lista dei 50 libri più letti di sempre).

Ma vediamo subito la prima pratica (tanto semplice da capire quanto difficile da applicare…):

“Non Criticate, Non Condannate, Non Recriminate”.

Dale Carnegie

Quando qualcuno ci critica le nostre reazioni tipiche sono 2:

  • posizionarci sulla difensiva e cercare giustificazioni (che non convincono mai gli altri)
  • attaccare l’altra persona.

Inoltre la critica ci ferisce nell’orgoglio, ci sentiamo impotenti e proviamo risentimento. Se questo è quello che proviamo noi quando gli altri ci criticano possiamo già intuire che anche criticare gli altri non è una gran mossa…

Lo psicologo Skinner provò con i suoi esperimenti che una persona ricompensata perché si comporta bene impara molto più velocemente di uno punito perché sbaglia (e studi successivi hanno dimostrato che questo principio vale anche agli esseri umani).

“Siamo tanto smaniosi di approvazione quanto timorosi di critiche”

Hans Selye

Quando parliamo con gli altri dobbiamo ricordarci che abbiamo a che fare con persone che spesso sono più influenzate dalle emozioni che dalla logica.

Tutti noi siamo mossi dalle passioni, dai pregiudizi e dall’orgoglio: è difficile staccarci da questi compagni di ventura. Quindi se ci troviamo di fronte ad un errore commesso da un’altra persona, quello che possiamo fare anzichè “condannarla” è quello di cercare di capirla, di immaginare perché la persona ha fatto quello che ha fatto. Non è facile, certo, ma è molto più utile che criticarla.

D’altra parte, cosa pensiamo noi di quelle persone che conosciamo che sono sempre lì pronte a criticare, condannare o recriminare verso gli altri?

Questo atteggiamento di apertura e comprensione genera invece simpatia, tolleranza e gentilezza, in noi e nelle persone con cui ci relazioniamo.

“La critica è come un piccione viaggiatore, ritorna sempre da dove era partita”.

Dale Carnegie

Quindi la pratica che possiamo provare è anziché provare a rimettere in riga gli altri, pensando di migliorarli e cambiarli, perché non proviamo a farlo con noi stessi cercando di comprendere l’errore dell’altro e trattenendoci da critiche severe?

E’ molto più proficuo per noi e fa meno “danni” nelle relazioni!

Questo non vuol dire che non si possano fare critiche costruttive, ma stare attenti a non condannare gli altri è una pratica che ci può aiutare molto nella vita!

“Ok Albe, ho capito, ma di fronte a un errore che vediamo è anche giusto farlo notare all’altro, altrimenti potrà fare dei danni a noi o agli altri…”.

Certo, per questo ci sono le mitiche “critiche costruttive”: per allenarci in queste puoi leggere l’articolo dedicato: “Criticare senza Offendere: i 7 Segreti della Critica Costruttiva.

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