COME ESPRIMERE LA PROPRIA RABBIA SUL LAVORO?

Cosa facciamo quando ci arrabbiamo?

In genere ce la prendiamo con le persone che ci hanno fatto arrabbiare.

“Ovvio Albé, con chi me la devo prendere sennò…?”

In altri casi tendiamo a reprimere e ingoiare la nostra rabbia.

“Bè sì, delle volte meglio stare zitti, che se rispondo al mio capo o a mia moglie poi vedi tu come peggiora la situazione…”

“Io non mi arrabbio, va bene? Io tendo ad interiorizzare, non sò esprimere l’ira. E’ uno dei problemi che ho! Io mi allevo un tumore invece”

WOODY ALLEN (dal film “Manhattan”)

Prendercela con gli altri o non dire niente non sono comportamenti che in realtà ci aiutano ad esprimere la rabbia in modo “intelligente”.

“Cioè, in che senso…?”

Partiamo da un presupposto: siamo proprio sicuri che siano gli altri a provocare la nostra rabbia?

Tendiamo tutti a pensare che siano gli altri che ci fanno arrabbiare, ma se pensiamo così tendiamo a dare potere agli altri.

In che modo?

Semplice: se sono gli altri a determinare il nostro stato d’animo vuol dire che non possiamo farlo noi, e che siamo in balia di chi incontriamo!

Una riflessione molto importante che ho tratto dal libro “Le parole sono finestre [oppure muri]” di Marshall Rosenberg (e che ho riscontrato più volte nella mia vita) è quella di sollevare chi incontriamo da qualunque responsabilità per la nostra rabbia.

La prima lezione è:

Distinguere lo stimolo dalla causa.

Cosa vuol dire?

Facciamo un esempio: devo presentare un progetto e ho appuntamento con la persona che lo deve valutare alle 10:30 di mattino. Arrivo puntuale e la segretaria mi fa accomodare in sala di aspetto dicendomi che c’è un lieve ritardo sugli appuntamenti.
Alle 10:45 sono ancora lì seduto che aspetto e, pensando a tutte le cose che devo fare comincio ad innervosirmi.
Alle 11:00 sono ancora in attesa, chiedo alla segretaria se per caso c’è qualche problema e lei mi dice che mi aveva già detto che c’era un ritardo sugli appuntamenti con fare indispettito.
A questo punto mi arrabbio con la segretaria e con il suo responsabile per la loro maleducazione nel gestire gli appuntamenti. In realtà loro sono lo stimolo per la mia rabbia, ma se vado ad analizzare quello che accade dentro di me in realtà sento che la causa della mia rabbia è la mancanza di rispetto del mio tempo.

La rabbia è scatenata dalla frustrazione di un nostro bisogno

Ad esempio io potrei avere bisogno di riconoscimento (e una persona che mi fa aspettare oltre 30 minuti non sta dimostrando che per lei il mio appuntamento era importante, e quindi che io sono importante!). Oppure ho bisogno di impiegare sempre in modo produttivo il mio tempo e stare seduto su una sedia mezz’ora non è proprio il modo migliore per farlo.

La frustrazione di questi bisogni mi fa stare male e mi fa arrabbiare.

Non tutti però in quella situazione reagirebbero con la rabbia!

Ad esempio una persona che non ha mai tempo per sé e il suo bisogno è ritagliarsi qualche momento di pace potrebbe approfittare di quella pausa “forzata” per fare qualcosa a cui tiene come ad esempio rilassarsi, meditare, leggere qualche articolo che le interessa…

Questo dimostra che non sono i comportamenti degli altri a provocare la nostra rabbia, ma i nostri bisogni e come ci relazioniamo ad essi!

L’essenza della rabbia è un bisogno che non viene soddisfatto.

La rabbia quindi è preziosa se la utilizziamo come un campanello di allarme che ci sveglia e ci fa rendere conto che c’è un nostro bisogno che non viene soddisfatto. La piena espressione della rabbia richiede la chiara consapevolezza dei nostri bisogni.

La rabbia, come sappiamo, è un serbatoio di energia che potremo usare in due modi:

  1. dirigendola contro gli altri, criticandoli, condannandoli, punendoli e prendendocela con loro (espressione superficiale della rabbia)
  2. esprimendo i nostri bisogni e compiendo azioni che possono portare alla loro soddisfazione (espressione intelligente della rabbia)

PRATICA:

Come fare per passare alla modalità che maggiormente può aiutarci nella vita? Dobbiamo riconoscere quali sono i bisogni che in quel momento non riusciamo a soddisfare!

E come faccio a capire quali sono?!?

Prova a cambiare la frase che ripeti a te stesso quando sei arrabbiato. Anziché dire:

  • “Sono arrabbiato perché lui/ lei ha fatto o detto…”

Prova a dire:

  • “Sono arrabbiato perché ho bisogno di…”

Ad esempio quando il risultato di un mio progetto dipendeva anche dall’attività di un mio collega che non stava riuscendo a portarla a termine, anziché sfogare la mia frustrazione aggredendo il collega, ho riconosciuto il mio bisogno di avere dei tempi precisi per la chiusura della sua attività. Ho poi condiviso con lui le mie preoccupazioni legate alle conseguenze che ci sarebbero state sul progetto se l’attività che stava seguendo non si fosse chiusa entro le date desiderate. Ho ascoltato quali problemi stava riscontrando e abbiamo valutato insieme le azioni che potevamo fare per arrivare ai risultati desiderati. Abbiamo poi chiesto aiuto ai nostri responsabili e la situazione si è sbloccata.

Vediamo quali sono in sintesi i 4 passi che dobbiamo fare per esprimere in modo pieno e costruttivo per noi la nostra rabbia:

  1. Fermiamoci e facciamo 3 bei respiri
  2. Riconosciamo quali sono i nostri giudizi nei confronti degli altri
  3. Comprendiamo quali sono i nostri bisogni che sono frustrati in quel momento, anche a causa del comportamento degli altri
  4. Esprimiamo i nostri sentimenti e bisogni insoddisfatti e individuiamo le azioni che ci possono portare a soddisfarli!

Prova a fare lo SPOSTAMENTO dall’arrabbiarti contro qualcuno al riconoscimento del tuo bisogno, e poi fammi sapere come è andata.,

Quando ho fatto questo passaggio la prima volta per me è stato rivelatorio: ho acquisito un sacco di POTERE!

Sì, perché se l’altro non può soddisfare il mio bisogno, quando l’ho riconosciuto, è molto più facile trovare un altro modo per soddisfarlo, cambiando situazione o persone!

Dott. Alberto Ruffinengo Counsellor Professionista Psicosintetico a indirizzo Aziendale
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